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venerdì 13 aprile 2012

Fraternamente Europa


Domani dovrebbe giungere a conclusione un'esperienza che, per quanto si può cogliere dall'esterno, deve essere decisamente intensa e densa di speranza. Si tratta dell'incontro, primo nel suo genere, di tutti i giovani frati europei del nostro Ordine dei Frati Minori Conventuali. Si sono radunati questa settimana dell'Ottava di Pasqua, dal 10 al 14 aprile. Dove? Ad Assisi naturalmente, presso la Basilica di San Francesco. Si tratta dei novizi e post-novizi (questi ultimi sono i frati studenti, di voti temporanei) di tutti i paesi europei in cui siamo presenti e abbiamo giovani in formazione.

Il sito dell'Ordine ne sta dando notizia, e così pure il sito della Rivista della Basilica assisana, entrambi in maniera abbastanza aggiornata e dettagliata.

Questo evento mi fa venire in mente una esperienza vissuta durante una missione in una nostra parrocchia di Padova. In un Liceo scientifico, visitando le classi durante l'ora di religione, chiedevamo ai ragazzi che senso avesse per loro e se fosse utile la presenza dei frati francescani nella società. Loro, un po' intimiditi (ma non troppo!), da queste presenze insolite e giovani presenze in saio lasciarono parlare una ragazza che prese a dire esitante:
«Beh... sì, sono importanti perché ci ricordano... alcuni valori... come: sì... la semplicità, l'uguaglianza... la libertà...».
Quasi non credendo alle nostre orecchie, per l'occasione che ci stava offrendo quella giovane, aggiungemmo: «... la fraternità!». Un po' stupito che degli adolescenti vedessero in noi uno dei pochi baluardi di simili valori ci inoltrammo in una chiacchierata sull'origine cristiana  e francescana di quella tripletta di valori che era diventata la bandiera dell'Europa infiammata dalla Francia rivoluzionaria a partire dal 1789. E i ragazzi si stupirono molto di scoprire come a partire da quegli eventi si innescarono anche le ancor poco conosciute "soppressioni degli ordini religiosi" che in pochi decenni ridussero il solo nostro Ordine in Europa da 25.000 a poco più di 1.000 religiosi. I valori che loro riconoscevano come incarnati e promossi dai francescani due/tre secoli prima erano stati utilizzati per decimarli.
Una cosa mi colpì allora e mi colpisce ancora oggi. Quella ragazza non disse: fraternità... che per me sarebbe il primo valore per definire un francescano. E questa dimenticamnza mi sembra assai diffusa nella nostra società e nell'attuale panorama culturale. Non solo e tanto riguardo all'idea che si ha del francescanesimo, quanto dell'idea che si ha e si promuove di "valori europei". Sono rimasti un po' uguaglianza e libertà – molto più adatti e comodi di declinare in senso economico! –, ma la fraternità è stata dimenticata, anche quella di rivoluzionaria memoria.

A partire da questo ricordo voglio solo augurare ai giovani frati, ora gioiosamente riuniti ad Assisi, di poter diventare il piccolo seme che dà la vita perché possa rinascere, crescere e prosperare l'albero della fraternità nella nostra vecchia e stanca Europa.


sabato 31 marzo 2012

GMG 2012: sempre nella gioia!


Cari giovani,
sono lieto di rivolgermi nuovamente a voi, in occasione della XXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Il ricordo dell’incontro di Madrid, lo scorso agosto, resta ben presente nel mio cuore. E’ stato uno straordinario momento di grazia, nel corso del quale il Signore ha benedetto i giovani presenti, venuti dal mondo intero. Rendo grazie a Dio per i tanti frutti che ha fatto nascere in quelle giornate e che in futuro non mancheranno di moltiplicarsi per i giovani e per le comunità a cui appartengono. Adesso siamo già orientati verso il prossimo appuntamento a Rio de Janeiro nel 2013, che avrà come tema «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (cfr Mt 28,19).
Quest’anno, il tema della Giornata Mondiale della Gioventù ci è dato da un’esortazione della Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi: «Siate sempre lieti nel Signore!» (4,4).
Con un insolito ritardo è stato publicato il Messaggio che il Papa rivolge ai giovani nella GMG di quest'anno da celebrarsi in ogni Diocesi. In compenso però il tema è bellissimo: la gioia!
Riportiamo ancora solo un breve passaggio delle parole di Papa Benedetto, che potrà trovare particolarmente significative soprattutto chi ha recentemente partecipato a una delle due edizioni del Meeting Francescano Adolescenti 2012.
Come ricevere e conservare questo dono della gioia profonda, della gioia spirituale? 
Un Salmo ci dice: «Cerca la gioia nel Signore: esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 37,4). E Gesù spiega che «il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13,44). Trovare e conservare la gioia spirituale nasce dall’incontro con il Signore, che chiede di seguirlo, di fare la scelta decisa di puntare tutto su di Lui. Cari giovani, non abbiate paura di mettere in gioco la vostra vita facendo spazio a Gesù Cristo e al suo Vangelo; è la strada per avere la pace e la vera felicità nell’intimo di noi stessi, è la strada per la vera realizzazione della nostra esistenza di figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza.
Ecco dove trovare il testo integrale del Messaggio!

venerdì 30 marzo 2012

Invito al Meeting Francescano Giovani - Nord Italia

Un video-invito... organizzatevi con noi per Pavia: 14-15 aprile 2012!!


Trovi altri dettagli sull'apposita pagina di www.riparalamiacasa.it.
Se vuoi partecipare e sei dell'Emilia Romagna, scrivimi: francesco.ravaioli@gmail.com.

lunedì 26 marzo 2012

Della luce più Chiara

La Domenica delle Palme del 1212 un giovanissima nobile dava inizio ad una storia che ancora oggi non si è conclusa. Chiara d'Assisi si lasciava alle spalle ogni privilegio aristocratico per cercare e ottenere - dopo una lotta durata una vita intera - dal Papa stesso il Privilegium paupertatis.
Ottocento anni dopo Chiara è ancora una testimone forte e attuale. E le sue Sorelle Clarisse sono sparse per il mondo intero. Per celebrare questo anniversario non indifferente (1212-2012) varie sono le iniziative in corso qua e là. Una molto semplice, ma che più di altre può aiutarci a conoscere meglio santa Chiara è uno spettacolo.

Si tratta di un lavoro della compagnia bergamasca Teatro Minimo, che si dedica in particolare al "teatro sacro": già molto apprezzata per altri spettacoli su soggetti francescani, san Francesco e san Massimiliano Kolbe:  Francesco di terra e di vento e Oltre la cenere. Anche per questi precedenti il Movimento Francescano (la "associazione" che riunisce tutte le presenze francescane di frati, suore e laici) dell'Emilia Romagna ha loro commissionato questo spettacolo su Chiara d'Assisi e la sua vocazione.

L'appuntamento per la "prima" è rivolto soprattutto ai giovani. Organizzato d'intesa con la Pastorale Giovanile della Diocesi di Faenza-Modigliana, lo spettacolo è collocato nel cuore della serata della GMG 2012. Infatti negli anni in cui la Giornata Mondiale della Gioventù non è celebrata con il Papa in qualche angolo del globo terrestre, ogni diocesi la organizza in concomitanza della Domenica delle Palme, ricordando come i più giovani di Gerusalemme accolsero con gioia e slancio Gesù il Messia. E ricordando, in quest'anno particolare, come la giovane Chiara abbia seguito con radicalità Cristo, acclamato come Re e poi crocifisso nudo e povero.
Quest'anno quindi a Faenza la GMG assume una tonalità particolarmente francescana. Le Clarisse del Monastero Santa Chiara e i frati che vivono in città  hanno collaborato alla preparazione di questo momento. Ma è francescana anche la location. Infatti l'appuntamento è per sabato 31 marzo 2012, alle 19.30, presso la Parrocchia dei Cappuccini (via Canal Grande, 55 - Faenza).

Programma
  • Gioco + aperitivo
  • Spettacolo: Della luce più Chiara
  • Veglia di preghiera e professione di fede dei 18enni, con il Vescovo
  • Spaghettata

giovedì 22 marzo 2012

VF: Frati giovani - Giovani e... frati

Pace e bene, cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita.
Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera da Giovanni, che citandomi l'articolo di un quotidiano nazionale (naturalmente fazioso e un pò velenoso... come sempre quando tratta di Chiesa!) , mi chiedeva se esiste ancora nei giovani una domanda vocazionale, se è vero che "non esistano più aspiranti alla vita consacrata e preti e frati giovani",  e se , in base alla mia esperienza, "i giovani siano ormai lontani e inavvicinabili e non più interessati ad una proposta di fede nè tantomeno di consacrazione religiosa". Al riguardo approfitto per alcune considerazioni  utili per tutti.
Così inizia l'ultimo post di fr. Alberto nel blog Vocazione francescana, e continua così.

mercoledì 21 marzo 2012

SSS: Lui è la mia dolce metà… ma anche no!

Dal simpaticissimo blog di Costanza Miriano - Sposati e sii sottomessa (titolo agghiacciante[?!] identico a quello del suo libro... ma contenuto d.o.c.) - riportiamo il post di un... frate! Per giovani (e non) fidanzati.


Lui è la mia dolce metà… ma anche no!
di fr. Filippo Maria
Non so se vi è mai capitato di vedere appeso al collo di alcuni adolescenti (ma anche di persone un po’ più grandicelle) la metà di un cuoricino (tenero!). Quando mi capita di vederli non perdo occasione di chiedere, facendo la faccia da ebete (in realtà non è che debba sforzarmi più di tanto): “Ma guarda: ti si è rotta la medaglietta che porti al collo… ce n’è solo un pezzo!”. Per poi sentirmi dire con una certa aria di simpatica commiserazione: “Ma no, padre, l’altra metà è appesa al collo del mio ragazzo… la mia dolce metà!”.

Qui trovate l'itero post... ma se volete la versione bignami, ecco uno dei passaggi più importanti:

Ebbene, lasciate che lo dica: a me questa storia della metà (dolce o amara che sia) non convince affatto!
Provo a spiegare: la differenza sessuale è indubbiamente il marchio del Creatore che ha fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza: “Maschio e femmina li creò”; in questa alterità non si può non intravvedere in embrione la rivelazione della stessa dinamica trinitaria di persone in relazione (avete mai notato che il libro della Genesi dice: “Facciamo (plurale) l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”?); se da questa connaturale somiglianza col Creatore si deduce che l’alterità sessuale ci configura strutturalmente come esseri per la relazione, bene; ma credo che sia un’aberrazione considerare maschio e femmina due parti di un’unità. Essi non sono due metà di un tutto, non possono essere dichiarati complementari in questo senso; ognuno è interamente uomo ma secondo due modalità irriducibili: maschile e femminile. Del resto, a ben vedere e volendo essere onesti fino in fondo, dire: “Lui/lei è la mia dolce metà” non significa pronunciare una delle più grandi affermazioni egocentriche della storia, in cui l’altro è pensato e concepito come un prolungamento narcisistico di se stessi? Non significa dire all’altro “ti amo per quello che mi dai” (nel nostro caso l’altro mi dà l’unità della mia persona senza la quale la mia stessa esistenza sarebbe compromessa), piuttosto che dirgli “ti amo per quello che sei”? Inoltre: “i due saranno una carne sola”… una carne sola, sì, ma non una sola persona; queste (le persone) sono e rimarranno sempre due! Come spigheremmo altrimenti il detto evangelico di Gesù secondo il quale in paradiso non ci saranno né mogli né mariti ma saremo come angeli del cielo?

domenica 2 ottobre 2011

È meglio che... ci diamo una regolata!

Cari amici,
dopo la troppo lunga pausa estiva è decisamente il tempo di rimettere in moto il blog. E siccome all'inizio di tutte le nostre attività – anche nel web – è meglio darci una regolata... cominciamo proprio con l'informare sul percorso così intitolato.



Come potete vedere anche nella cartolina che riporta il calendario di quest'anno, si tratta di un percorso di formazione spirituale per maturare scelte di fede. Quest'anno gli spunti di vita e di fede ci saranno consegnati da alcuni dei personaggi più significativi del Nuovo Testamento. Il tutto alla luce della spiritualità francescana, grazie all'animazione portata avanti insieme da frati e suore, monache e laici.
Dove? Nella Foresteria delle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Faenza (RA).

giovedì 5 maggio 2011

Il Papa riparte... dalla preghiera. Teniamolo d'occhio

Ieri sera, mentre sconfortato dall'incidente e dalla lunga e larga fila sull'A1 accendevo l'autoradio, ho trovato l'inconfondibile voce di Papa Ratzinger a tenermi compagnia. Infatti l'autoradio conventuale era – ovviamente! – puntanta su Radio Maria... la quale, essendo ieri mercoledì, trasmetteva in differita la catechesi dell'Udienza generale tenuta in mattinata in Piazza San Pietro (video).
Mi sono rinfrancato un po' e mi sono messo in ascolto. E con grande sorpresa mi sono accorto che Papa Benedetto non stava presentando una santa più o meno sconosciuta, come accaduto fino a poco prima di Pasqua... Ma stava parlando semplicemente della preghiera. E per di più della preghiera dei non-cristiani, anzi dei pre-cristiani... tratteggiava come una fenomenologia della preghiera nell'esperienza umana.
Ho ascoltato di gusto e mi son detto: vedrai che domattina il blog di Raffaella scoppia di titoli del tipo: Il papa inizia un nuovo ciclo di catechesi, Papa Benedetto parla dell'arte della preghiera... e in effetti...!
Così l'ha chiamata ieri il Papa. La preghiera è un'arte. Da imparare sempre di nuovo. Anche per chi è molto avanzato nella vita dello spirito. Per fortuna... – mi son detto – perché io, che non sono un advanced level, mi sento sempre un cantiere aperto. E sono stato proprio contento di scoprire che il Papa aveva voglia di darmi una mano! Lo terrò d'occhio, cercando di leggere regolarmente queste catechesi. Dove? Qui.

Intanto... per farvi venire un po' di voglia di fare altrettanto, tocco sul vivo voi e me con una citazione dallo Youcat, che ci farà compagnia anche a Madrid:

n. 490
È sufficiente pregare quando se ne ha voglia?
No. Chi prega a seconda della propria voglia e del proprio umore non prende Dio sul serio e disimpara a pregare.

martedì 3 maggio 2011

La coerenza non è un virtù cristiana [3]. La fedeltà sì!

È un bel po' che abbiamo lasciato in disparte la conclusione della riflessione sulla coerenza. Il tempo post pasquale ci ha dato il tempo e la grazia (speriamo!... in tutti i sensi) per concludere questo discorso sospeso e svelare chi può ambire a coprire lo spazio lasciato vuoto dalla coerenza.

Dunque la povera coerenza si ritrova un po' umiliata ed offesa. L'abbiamo accusata di essere "rigida", di non lasciare scampo ad alcuno, di favorire un uso narcisista dei valori, e di costringere le persone – nel lungo periodo – a rinunciare uno dopo l'altro ai valori più alti perché "inarrivabili".

Alla povera coerenza non resta che occuparsi dell'intelletto? Forse sì, se un cristiano vuole essere e rimanere tale. Ma allora? Come fare a verificare se io o gli altri cerchiamo di non tradire i valori che professiamo??
Se la coerenza è troppo rigida o, meglio, induce ad un rapporto statico con i valori e le virtù, ciò che serve è qualcosa che aiuti a smuoversi e sciogliersi un po'. Ciò che ci serve è: la fedeltà.
Sì, in effetti tutti possiamo essere affascinati da un valore che però... viviamo solo in minima parte. Se ci "misuriamo", risultiamo incoerenti! Chiedi ad un francescano se è povero come san Francesco o come la beata Teresa di Calcutta: ti risponderà di no... ma anche che non intende abbandonare la via della povertà. Non intende smettere di imparare ad essere più povero. Chiedi ad un ateo se non ama la razionalità: in genere sì e molto. Chiedigli se sempre ed in ogni circostanza riesce ad essere lucido e freddamente razionale. Probabilmente ammetterà che se – per assurdo – praticando il suo sport preferito, il free climbing, gli scivolasse una mano dopo una presa maldestra... prima – come minimo – invoca: «Mamma, aiuto!», poi impara a stare più attento. Ma non perché in una situazione di maggiore stress ha fatto una specie di pseudo-preghiera... l'ateo diventa meno razionale o ama di meno questa sua prospettiva per leggere e interpretare la realtà. Resta fedele ai suoi principi, anche se non li incarna sempre alla perfezione. [Esempio banale che non vuole affatto supporre che il credente non ami la ragione... anzi!].
La fedeltà è quella vera virtù che ti permette di 'sposarti' con i valori e le virtù che scegli per la tua vita. Se in essi riconosci la verità, e vuoi cercare di viverla... allora li abbracci. Sai già che non li saprai vivere alla perfezione fin da subito. E con tutta probabilità non riuscirai mai ad essere perfetto nel vero senso della parola. Ma ciò non toglie che tu voglia provarci.
Onestà, rispetto, amicizia... amore... sono valori scelti dalla stragrande maggioranza delle persone. E queste cercano di rimanere fedeli ad essi. Cosa significa? Che certo qualche volta capiterà loro di mancare di rispetto a qualcuno, magari ad una persona a cui vogliono molto bene. Ma non per questo smettono di coltivare un atteggiamento di rispetto verso gli altri perché qualche volta hanno sbagliato! Questa è fedeltà. Se si cade ci si rialza e si riprendere. Con umiltà. Magari non è coerenza, ma fedeltà sì!

Un'amica sposata – terziaria francescana – di recente condivideva la propria esperienza in materia di fedeltà matrimoniale: fedeli si diventa. La fedeltà nel matrimonio non è tanto non tradire il marito con un altro uomo – diceva. Ma imparare ad amare sempre di più l'uomo che ho scelto di sposare, così come è... così come si rivela essere negli anni. Anche nei suoi difetti o negli aspetti che imprevedibilmente emergono nella nostra storia. Ovvero si tratta non solo di non smettere di stagli accanto, ma stargli accanto in modo sempre più vero, autentico, coinvolto.
Insomma la fedeltà si rivela essere una virtù paziente! Tollera... anzi auspica la 'poligamia': è lei che non solo ti permette di sposare altri valori e virtù che ti affascinano, ma ne è la condizione di possibilità. Ti fa scoprire che per amarli davvero... dovrai ricominciare e ricominciare e ricominciare tante volte.
E poi è una virtù dinamica: ti aiuta a "elasticizzare" quel rapporto con i tuoi valori, che con la coerenza morale risultava troppo rigido. Tu puoi sposare un valore che magari non tradisci formalmente (o anche sì!)... ma che in ogni caso non vivi alla perfezione: la fedeltà – con sua sorella la santa pazienza – ti permette di non mandare all'aria il matrimonio con la tua virtù, ma di ricominciare sempre. E rende possibile anche un'altra cosa: non finisci per addomesticare il valore alle tue "possibilità" (o velleità). Il valore/virtù rimane alto come una vetta alpina. Sei tu che, nonostante qualche (piccola!) caduta e qualche presa maldestra, prendi sempre più il gusto della sfida e con determinazione e umiltà punti a giungere là dove osano solo le aquile... o gli angeli!
puntate precedenti [1] [2]

giovedì 10 marzo 2011

La coerenza non è un virtù cristiana [2]. Non ti fa crescere

Prima di tutto segnalo questo breve post di Tartarugando, nel quale mi sono imbattuto. Molto più in breve del post precedente lascia trasparire la 'rigidità' della coerenza.
Primo di andare a scovare un'alternativa alla coerenza, siccome non siamo ancora abbastanza convinti, leggiamo nella posologia alla voce: effetti collaterali.

Dicevamo che è coerente chi sceglie un valore e lo vive. La coerenza è una disposizione che permette a una persona di mettersi in relazioni ai valori scelti e proclamati e verificare la propria aderenza ad essi. Il suo problema è quello di essere troppo rigida: mette in rapporto persona e valori in modo troppo statico e puntuale. Come uno specchio: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più coerente del reame??".
Un tale interrogativo non potrà mai avere un esito perfettamente positivo. Perché – come si dice – nessuno è perfetto. Ma siccome l'idea sottostante alla coerenza è quella di una presunta perfezione nell'adesione al valore... ecco che emerge l'effetto collaterale della pillola! Dopo una massiccia e continuata assunzione del farmaco, l'assuefazione porta il povero in-coerente a dirsi, più o meno consapevolmente: «Siccome questo valore è troppo impegnativo per essere vissuto appieno, me ne sceglierò uno un po' meno costoso! Così riuscirò a uscire da questa malattia dell'incoerenza... e farò meno fatica: due piccioni con una fava. Vorrà dire che – in fondo – era il valore che era un po' troppo alto. Insomma! che pretese! Non siamo mica SuperMan!!».
E, così facendo, a furia di provarci... e uccidere il SuperMan che è in lui: uno alla volta fa fuori tutti i valori più forti e alti, e non gli rimane altro che... l'in-coerenza. Ovvero il relativismo morale, in cui va bene un po' tutto, perché «... ciò! non siamo mica SuperMan!! (o WonderWoman: a seconda)».

In fondo è soprattutto per questo che la coerenza non è una virtù... e tanto meno una virtù cristiana. Perché non favorisce un rapporto costruttivo con te stesso. Perché ti porta a rinunciare ai valori più belli ed esigenti (detto tra noi – guarda caso! – tutti i valori che il Vangelo e la Chiesa proclamano da 2000 anni). Perché anziché farti crescere, ti costringe a confrontarti con misure sempre più basse e rassicuranti.

Superman disoccupato. Sei curioso? Qui il seguito.
PS: Caro lettore, bada bene... Abbi pazienza con il tono un po' provocatorio e scherzoso. In realtà l'argomento e l'argomentare vuole essere convinto e serio. E per questo aperto anche ad eventuali osservazioni e critiche.
Una sola precisazione: qui non si intende la coerenza come criterio intellettuale (da salvaguardare), ma come valore morale-spirituale... inerente ai comportamenti. Se all'uomo è tutt'altro che impossibile la coerenza intellettuale (che richiede comunque un po' di fatica e tanta onestà), gli è poi troppo arduo trasportare nei comportamenti la 'pulizia' del suo ragionare. In fondo – come mi diceva ieri un penitente – «è nella fragilità della mia volontà che sento più forte il bisogno di redenzione».
[1] continua... [3]

mercoledì 9 marzo 2011

Un nuovo sito!



Ecco un nuovo sito per un luogo molto caro a noi frati dell'Emilia Romagna. Molti di noi hanno vissuto lì pagine importati del loro cammino vocazionale, perché vi hanno trascorso non poche estati, specie negli anni della formazione. Anche in questi anni in cui la maggior parte di noi ha studiato ad Assisi o a Padova.
Ma in effetti il Villaggio San Francesco è nato negli anni '50 come casa per le vacanze dei molti seminaristi francescani che a Faenza (RA), Longiano (FC) e Salsomaggiore (PR) frequentavano le scuole medie, a Ferrara il Liceo, mentre a Bologna studiavano teologia.
A partire dagli anni '80 il Villaggio si è 'riciclato' come casa per campi estivi di parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali. Sono molti quelli che ogni estate salgono al Passo dei Mandrioli, al confine tra Romagna e Toscana, per trascorrere una settimana o qualche giorno oltre i 1000 metri s.l.m.
Il Villaggio – spesso chiamato anche "Cancellino", dal nome della località, o "Mandrioli", dal nome del passo – ogni estate è animato da un equipe di frati e laici che vivono insieme giornate caratterizzate da fraternità, preghiera e lavoro. Tutto ciò per accogliere nel migliore dei modi i gruppi che presso questa casa decidono di vivere il loro campo estivo.

venerdì 4 marzo 2011

La coerenza non è un virtù cristiana [1]

Avevo promesso qualche post fa di scrivere questo/i, e forse è giunto il momento. Una sola premessa: con queste considerazioni non intendo fare l'elogio dell'incoerenza, come si capirà.
Insomma... in una predica della scorsa estate mi sono ritrovato a dire più o meno (sicuramente meno!) queste cose:

Secondo me – e sottolineo: secondo me – la coerenza non è una virtù cristiana. Perché? Uno è coerente se vive i valori che ha scelto e che proclama. Benissimo. Cominciamo a verificare la bontà di questa 'virtù' a partire dai frutti.

Una persona che riesce ad essere coerente che con i propri valori, facilmente "si gasa" – come direbbe più di qualche giovane. O monta in superbia – direbbe qualche padre del monachesimo antico – e, così facendo, finisce per fare a sé un danno peggiore che se non avesse disatteso il valore proclamato. E magari, siccome lui riesce ad essere coerente rispetto al tal valore, allora su quel punto finisce con facilità per essere un giudice terribile per gli altri.
Una persona che, invece, non riesce ad essere coerente rispetto a qualcosa in cui crede, si ritrova a provare un acuto senso di colpa. Si sente inadeguato, mancante, menomato. «Ma come? Parlo tanto, e poi... faccio così schifo?». È un'esperienza che fanno un po' tutti gli adolescenti: quella di salire fino al 247° piano degli ideali con grande entusiasmo, per poi rotolare rovinosamente giù nel baratro della più profonda frustrazione e (auto)umiliazione. Questo concetto di 'virtù' sta dietro al noto proverbio disegnato su misura per i preti e oggi allargato a tanti: «Predica bene e razzola male».


Insomma la coerenza è un "valore" rigido. Porta la persona a misurarsi in modo molto statico con i valori in cui crede, come una bilancia al milligrammo. O, peggio, come uno specchio! Lo specchio non mente. Lo specchio è spietato. Rivela ogni minimo difetto. E rivela anche che la coerenza rischia di essere una "virtù" narcisista. Porta la sua "vittima" sempre lì davanti, a cercare una perfezione impossibile.

In questo senso la coerenza non può essere una virtù cristiana:
  • la misura alla quale chiede di arrivare è la perfezione;
  • la misurazione avviene qui e ora in modo rigido;
  • se il responso che dà è positivo, favorisce la superbia;
  • se il responso invece è negativo, lascia cadere nel senso di colpa.

Bene. Direi che la pars destruens è stata abbastanza spietata. Per oggi può bastare.

continua... [2] [3]

giovedì 24 febbraio 2011

JMJ [1]


Si avvicina il grande appuntamento della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Come ormai tutti sanno, si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. È il grande happening dei giovani cattolici di tutto il mondo, a cui prende parte anche il Papa.

Ad "inventarle" fu Giovanni Paolo II. Le "prove generali" risalgono al 1984. Era l'Anno Santo della Redenzione: convocò i giovani a Roma per il 15 aprile 1984, la domenica delle Palme. L'anno seguente, sempre in occasione della medesima ricorrenza liturgica (30-31 marzo), ci fu un nuovo appuntamento giovanile a Roma con il Papa in occasione dell'Anno Internazionale della Gioventù proclamato dall'ONU per il 1985.
Dato il grande successo di quell'esperienza, il 20 dicembre successivo Giovanni Paolo II annunciò l'istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù. Nascono le GMG. Queste si sarebbero svolte alternativamente: un anno a livello diocesano, e quello successivo a livello internazionale con il Santo Padre.
Dopo due grandi eventi internazionali a Roma, la prima edizione della Giornata – nell'86 – fu lanciata a livello diocesano. Ma la prima vera e propria GMG internazionale si svolse a Buenos Aires in Argentina nell'aprile 1987.
Alla fine del secolo il ritmo biennale cominciò a incespicare per poter celebrare l'appuntamento internazionale nel corso del Grande Giubileo del 2000: questo "Giubilo del giovani" si tenne a Roma dal 15 al 20 agosto dell'anno bimillenario, concludendosi con la folla oceanica della veglia e della Messa papale nella spianata di Tor Vergata.
Dopo un brevissimo ritorno all'alternanza biennale, con la GMG 2002 a Toronto (Canada), venne fissato l'appuntamento internazionale ogni tre anni. Si sarebbe vissuta, quindi, la GMG diocesana per due anni consecutivi.
E così è ancora oggi. Da allora gli eventi internazionali sono stati: Colonia (Germania) 2005 e Sydney (Australia) 2008. Le due GMG di Benedetto XVI. E quest'anno si torna nella vecchia Europa: Madrid 2011!

Vedi:
- Sito ufficiale della GMG Madrid 2011 (del Comitato organizzativo)
- Sito italiano della GMG Madrid 2011 (a cura del SNPG della CEI)
- Pagine dedicate alle GMG nel sito della Santa Sede - Vaticano

E se vuoi venire con noi frati... sbrigati!

sabato 19 febbraio 2011

Verginità spirituale [fra gianki 1]

Parlavo con una ragazza e mi presentava alcune sue difficoltà nelle relazioni umane. Si crucciava della sua incoerenza. Allora io le ho fatto un mio discorsino, al quale – a furia di riciclarlo – ormai ho dato un titolo: La coerenza non è una virtù cristiana. Ma non per scimmiottare don Milani. Magari un domani lo scriverò anche qua.
Per non rimanere sull'astratto, mi sono tornate in mente alcune storie e riflessioni brevi che fr. Giancarlo ha scritto negli ultimi anni su La Voce del Popolo, il settimanale diocesano di Brescia. Gliene ho raccontata una. Poi ho chiamato a Brescia e ho chiesto all'autore di poterne pubblicare qualcuna sul blog... A partire da questo bisogno di far riflettere i giovani sulla [in]coerenza, mi ha consigliato di cominciare da quello che segue, sulla vicenda di suor Angelica. «Ricordi?? Me lo avevi suggerito tu di scriverlo!». Ma io non me lo ricordavo...


Ragazze madri 1
di fr. Giancarlo Paris
Suor Angelica, atto unico di Puccini. Opera senza voci maschili perché ambientata in un monastero di clausura. La protagonista vi è stata rinchiusa perché ragazza madre. Il suo “peccato” ha infangato lo stemma di famiglia. Un giorno arriva la Zia Principessa. Occorre firmare l’atto di rinuncia all’eredità e questo è il motivo per cui con la «ricca berlina» si è portata fino al monastero. Alla fine del dialogo con la nipote dove ha cantato le proprie virtù, con freddezza, si lascia scappare che il bambino, frutto del peccato, è morto. Suor Angelica canta una dolente aria «Senza mamma» che si conclude con una preghiera e una promessa. Esperta di erbe si prepara un veleno. Lo beve e mentre muore chiede perdono. Il miracolo: la Madonna le appare mostrandole il suo bambino, un coro di angeli canta le litanie, ma sono solo quelle che richiamano la purezza e la verginità: Regina virginum, Mater purissima, Mater castissima, come a dire che il peccato a volte non intacca l’innocenza del cuore e che la verginità fisica, quando è ipocrisia, non è garanzia di purezza interiore.

Dedicato a C.

venerdì 18 febbraio 2011

Pericolo... "privato"

Due giorni fa una coppia di amici mi raccontava di una conferenza a cui avevano partecipato alcuni anni fa. Guest star era don Aldo Buonaiuto, un sacerdote livornese legato alla Comunità Papa Giovanni XXII. Questa è una associazione fondata dal famoso sacerdote riminese don Oreste Benzi, per:
«seguire Gesù povero e servo...» e «condividere direttamente la vita degli ultimi mettendo la propria vita con la loro vita, facendosi carico della loro situazione, mettendo la propria spalla sotto la loro croce, accettando di farsi liberare dal Signore attraverso loro».
Don Aldo si occupa da tempo dell'intervento ("pronto intervento" potremmo definirlo) in soccorso delle persone cadute nella pericolosa ragnatela delle sette più o meno sataniche. La sera di quella conferenza, a cui erano presenti i miei amici, don Aldo – oltre aver ricevuto un minaccia neppure tanto velata da un singolare personaggio durante lo spazio delle domande e interventi del pubblico – non nascose che era fatto oggetto di molteplici minacce. Tra tutte, raccontò solo di un sms ricevuto, che diceva:
Ti toglieremo tutto: la dignità e la voglia di vivere.
Ieri alcuni giornali hanno rilanciato i preoccupanti dati (vedi qui e qui) diffusi attraverso un importante convegno tenuto a Roma accanto alla Cattedrale del Papa. Mercoledì scorso, 16 febbraio 2011, la Pontificia Università Lateranense ha ospitato questo evento, promosso proprio dalla "Papa Giovanni" con l'ISSR della stessa Lateranense e il Vicariato di Roma: L’esperienza religiosa dell’umanità tra libertà e manipolazione. Tra i moltissimi interventi anche quello di don Buonaiuto. In generale le 240 mila (!) vittime di sette, satanismo e occultismo sono le persone più fragili e più facilmente manipolabili. Ciò che preoccupa di più è che sono i più giovani ad essere maggiormente colpiti: oltre agli che vivono momenti maggior difficoltà e solitudine, le vittime predilette sono gli adolescenti, che oggi sono facilmente affascinati da esche tipo stregoneria e vampirismo. 
Peccato che il convegno è ormai bell'e finito. Senz'altro è stata una occasione importante per alzare il velo su un grosso pericolo, che difficilmente viene percepito a livello sociale e pubblicamente affrontato. più che un "pericolo pubblico" è davvero rischio che si corre nella solitudine del proprio privato. Ma per uscirne è impossibile farcela da soli. Per questo è significativo e importante che stia crescendo la sensibilità pubblica su questi temi per difendersi e difendere i più giovani e fragili da questi rischi.
Indice di questa crescita di interesse è anche il ciclo di interventi organizzati presso il nostro Convento del Santo a Padova. Inizieranno martedì 22 febbraio, per un totale di quattro serata a cadenza mensile. Il relatore questa volta è un domenicano francese, che insegna teologia a Bologna: fr. François-Marie Dermine.


Alcuni link utili:
- il sito della Comunità Papa Giovanni XXIII
- il Blog di don Aldo Buonaiuto
- il programma del convegno romano
- un'intervista a don Aldo di Radio Vaticana
- l'agenda della Basilica di S. Antonio - Padova
- la locandina degli incontri sul paranormale a Padova

mercoledì 2 febbraio 2011

Avvincente come un thriller... è il catechismo

Parola di Papa Benedetto!

Ha scritto infatti: «un romanzo criminale è avvincente perché ci coinvolge nella sorte di altre persone, ma che potrebbe essere anche la nostra; questo libro è avvincente perché ci parla del nostro stesso destino e perciò riguarda ciascuno di noi».
Si riferisce al nuovo YouCat, lo Youth Catechism: il catechismo giovane, il catechismo dei giovani, di cui ha scritto la Premessa. Si tratta infatti di un nuovo testo per i giovani. Che è anche stato elaborato dai giovani. Non da soli, ma con teologi e catecheti: sotto la supervisione del cardinal Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna. Questi, da giovane domenicano, è stato anche allievo del professor Ratzinger a Ratisbona. Fa quindi parte dell'eletto Ratzinger Schülekreis, che annualmente si riuniscono con il loro illustre ex docente, per approfondire una tematica di attualità teologica.
Questo interessante strumento - che nella sua edizione italiana è stato supervisionato dal card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia - ripropone la metodologia a domande e risposte rispolverata dal recente Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Metodo catechetico "rispolverato", già molto familiare ai nostri nonni: infatti fino al Concilio Vaticano II la formazione cristiana dei bambini (e non solo) era tutto incentrato sul Catechismo Maggiore di San Pio X. Il Papa veneto di inizio '900, infatti, aveva pubblicato questo catechismo "di successo", scaturito dalla sua esperienza di Parroco prima e di Vescovo poi.
Lo YouCat, con le sue 300 pagine e in tredici lingue, finirà nella "sacca del pellegrino" fornita ai giovani che prenderanno parte alla GMG a Madrid il prossimo agosto.

Per qualche informazione in più su YouCat, puoi guardare la pagina di Città Nuova, l'editrice che ne cura la pubblicazione in italiano. Anche l'ultimo numero del Messaggero di Sant'Antonio ha dedicato uno speciale alla nuova pubblicazione.


Aggiornamento. Magister ha pubblicato un suo commento, a cui segue la prefazione integrale a YouCat scritta dal Papa.